I premi, le targhe e altre divagazioni

E' inutile che ce la raccontiamo.
Se partecipi ad una gara è per vincere, non per partecipare, non per divertirti.
Forse vi prendi parte con l'idea di metterti alla prova, ma alla fine, in cuor tuo, speri solo di vincere, perché la prova da superare sarebbe la sconfitta.

Fanno unica eccezione gli eventi di raccolta fondi o le lotterie per l'asilo del paese, dove più sei scarso e fai ridere e più vinci, perché lì la vittoria è nella partecipazione. Ma solo lì.

Sembra quasi ci sia del pudore, ci sia della vergogna attorno a questa attitudine alla competizione.
Però poi si fanno i corsi auto motivazionali, come a dire "Vai in campo e fagli il culo! Ma senza volerlo..."
Se sei carina e vai a Miss Italia è "per gioco", non perché ti senti una strafiga. Ma se sei sincera e ti dai da sola della 'bella donna' allora sei arrogante e pure sciacquetta superficiale.

Io sono 1) supponente (ma quello è colpa del segno zodiacale, non mia :) e sono 2) altamente competitiva.
Sanamente competitiva preciso, non entro nelle ginocchia a nessuno e credo nella meritocrazia.
Sono 3) fondamentalmente per il fair play in tutti i campi, dalla coda in Posta alla scalata al successo in ufficio, le ingiustizie mi uccidono la ragione e mi fanno diventare 4) rancorosa e 5) acida.
Ma sono anche misuratamente 6) insicura. E così il giro(ne) infernale riprende e dico: "partecipo ai contest per mettermi alla prova, per divertirmi". Un par di palle.
Che sia messo a verbale: partecipo per vincere e rosico se perdo, aggiungo.

Tutto ciò riconoscendo l'indubbia superiorità dei Primi.

Ieri però una sorpresa. Dopo una settimana di silenzio mi sono riaccomodata nelle pagine del mio blog e ho trovato un gentile omaggio, che non è la vittoria ad un contest, ma meglio, perché qui non ho mandato la cartolina per partecipare, è arrivato spontaneamente.
Sono stata premiata da Cecilia e Viola di Frizzi e Pasticci con il Versatile Blogger Prize! Ne leggete qui.
E io le ringrazio davvero tanto, per il premio e per il tempismo con cui è arrivato.


E se devo dire ancora qualcosa su di me, come il premio Versatile Blogger richiede, aggiungo che sono 7) riconoscente e onesta(mente felice).


Lo so che può sembrare un passaggio un po' troppo romantico o addirittura quasi lugubre, ma voi lo dovete vedere come un inno all'altruismo, come una celebrazione della vita.

Si chiama Postman's Park, si trova in St Martin's Le Grand, City, dirigendosi verso il Museum of London con St. Paul's Cathedral alle spalle lo trovate a sx.
E' un giardino grazioso, con due particolarità. La prima e immediatamente visibile sono le targhe commemorative dedicate ad alcune persone che hanno donato la propria vita nel tentativo di salvarla ad altri, nomi scritti a mano per onorare il coraggio e l'amore per il prossimo e per non dimenticarli. La seconda peculiarità è che, dietro ai cespugli lungo gli edifici di entrambi gli ingressi, si possono ancora vedere le lapidi di vecchie tombe del XIX Sec quando questo spazio era adibito a cimitero.
E in generale questo piccolo parco è un angolo di paradiso nella frenetica City.

Cosa c'entra con questo il Salmone con le nocciole?
Nulla.
Non avevo detto che quando scrivo sono abbastanza random? Lo sono ;)


Un filetto di salmone senza pelle.
Pan grattato.
Nocciole intere
Porro.

Accendere il forno a 170 gradi.
Sminuzzare le nocciole nel mixer fino a farne una farina grossa, lasciarne qualcuna intera.
Affettare il porro e farlo saltare in pentola per qualche minuto con qualche nocciola spezzettata grossolanamente, bagnare con poca acqua appena il porro accenna a diventare biondo.
Mettere sul fondo della pirofila un filo d'olio.
Adagiare il salmone, cospargere la superficie del pesce con le briciole delle nocciole, poi sopra il porro e sopra questo il pangrattato. Infornare 10 minuti per mono porzioni, salire fino a 15/20 per un grande filetto intero. Se il salmone è fresco amo lasciarlo poco cotto nel cuore.
Nella versione della foto avevo messo anche le prugne ma sono in più, non le mettete.

Dove vai se la rapa non ce l'hai?


Inizio a non poterne più. E' presto, lo so, il peggio deve ancora arrivare...

L'anno scorso è stato divertente perché è stata una scoperta: tutte queste rape e questi cavoli nuovi, ero eccitatissima. Io conoscevo la classica barbabietola rossa di forma tonda, per di più l'avevo sempre e solo vista già cotta e sottovuoto, da buona ragazza di città.
Ora faccio la spesa solo al mercato dei contadini, tutto bio, tutto km zero, tutti frutti di stagione. E così ho scoperto che la stessa rapa esiste intera (con le foglie e le radici), cruda ;) ma anche allungata o ovale, nonché gialla. E bianca. E bianca con dei cerchi concentrici rosa. Alcuni sostengono si possa mangiare anche cruda, io al massimo l'ho consumata 'al dente', ma so di per certo che ne puoi mangiare le foglie, sia quelle attaccate alla rapa stessa (non si butta via nulla), che come verdura da taglio, te le vendono sfuse.

Google Images
Io non ho un gran rapporto con la moda, mi vesto sempre uguale e compro quasi solo cose necessarie e 'da battaglia'. Quando prendo un paio di jeans inizio ad indossarlo con entusiasmo, una novità. E man mano che passano i lavaggi noto che, alla fine, lo sto davvero usando tanto quel paio di jeans. E per fortuna che ho l'asciugatrice, così lo lavo e lo indosso pulito nell'arco di poche ore...
Altrimenti cosa indosserei? O_O'
A questo punto del vortice centripeto mi chiedo: ma fino al minuto prima di quel pantalone, cosa cazzarola mettevo? Il vuoto.

Con la rapa è stata la stessa cosa. Ormai l'ho messa ovunque, ma non posso fare a meno di comprarla ogni settimana. E in casa la mangio solo io :/ Sto male.



L'ho messa nel forno come patate per l'arrosto

l'ho bollita, saltata, usata come colorante per la pasta e nella pasta, per la quinoa


per gli gnocchi, i dolci, i pancakes, le polpette di halloween e le frittate, come ripieno per degli involtini, come contenitore del ripieno, nelle creme, nelle zuppe, nei cocktails, alla griglia, nell'insalata ormai si spreca... non riesco a pensare a nulla di diverso dalla rapa e non ne posso più.
Si chiama impasse.

Può andare anche peggio.

Sedano Rapa
Google Images
La mia cultura si è allargata grazie all'incontro col sedano rapa, radice che sa di sedano ma ha un aroma molto più delicato.
La difficoltà, almeno nella nomenclatura, è arrivata con la distinzione tra cavolo navone e il cavolo rapa, il primo è una rapa e sa di rapa, mentre il secondo è un cavolo e non so di cosa sa perché dopo un po' ne avevo piene i bàl.
E che non racconto delle zucche... in Italia le decantate tanto perché la stagione è iniziata da poco e poi c'è stato da poco Halloween... qui non abbiamo mai smesso di mangiarle. Un continuum da gennaio a dicembre. Voglio i porcini e il radicchio di Treviso e gli asparagi di Bassano. Li voglio, loro, l'erba e il giardino del Re.

Sopra: Cavolo Navone o Svedese
Sotto: Cavolo Rapa
Entrambe tratte da Google images



Ad ogni modo resta il fatto che la Rapa fa bene.

South East_London

Shame on me.

Per chi è un tantino foodie e conosce Londra non sarà una novità, il Borough Market.
Mi sono resa conto di non averlo mai approfondito qui. Ho dato solo un assaggio di cosa si può trovare e poi lasciato a voi il fascino della scoperta. E credo proprio che continuerò per questa strada. Perché quello è un posto di sapori e profumi, anticiparvi troppo che cosa potreste trovare rischia di farvi perdere la magia della scoperta del luogo e comunque non vi arricchirebbe di alcuna esperienza sensoriale.

Per coloro ai quali, una volta lì, vengono le convulsioni dalla rabbia per non poter comprare 'la qualunque' vi rassicuro: è sempre pieno ma pochi lo fanno. Hanno dei prezzi imbarazzanti, più volte mi è successo di arrivare in cassa e rifiutarmi di comprare, ad esempio, le sei carote bianche a 3 sterline.
Lo stesso discorso non vale per lo street food, arrivate affamati.

Ma allora di cosa voglio parlare?
Ho scoperto finalmente un posto nuovo. Non che io conosca tutto di Londra, magari, ma da un po' mi ero incrostata negli stessi giri e ogni nuovo tentativo mi lasciava delusa. L'ultimo esperimento è stato il mercato di Brixton. Terribile. Cioè, poverino, è un mercato dove fai la spesa, ma non di certo un mercato che raggiungi solo per visitarlo.

Quello di sabato invece è uno di quei luoghi che mi fanno sentire nella Londra di quando ci venivo e tutto mi sembrava nuovo e frizzante. E' cambiato il mio punto di vista da allora, ne sono certa, ma anche quello che guardo è meno ispirante di quanto fosse qualche anno fa.

Non è difficile capire cosa mi piaccia... Pensate di aprire in Italia un locale all'interno di un magazzino o di un laboratorio artigianale con ancora gli acidi e le lime sui tavoli da lavoro. Fattibile, no? Qui a Londra hai lo spazio (mentale) per dar spazio (fisico) alle idee e alle iniziative.
Nello specifico, da sx: termosifoni arrugginiti, in vendita; vista del vialetto dove si tiene il mercato (foto di agosto scorso senza mercato;) e il mio blody mary al Little Bird di Sparrow.





































C'è solo al sabato mattina, noi abitiamo dalla parte opposta della città e alle 12 abbiamo la nostra irrinunciabile lezione di Pilates. E' stato difficile conciliare le due cose.
Non è una meta degna di essere citata in una guida turistica, ma ha degli scorci interessanti e stimolanti.

[Ho appena scoperto che quella sensazione di "eppure manca qualcosa" nascondeva una reale insidia. Ho saltato la metà dei commerci da vedere. Si spingevano troppo a sud...
E c'erano due gradi.
E io non l'ho capito fino a che non siamo arrivati lungo il Tamigi, con l'umidità che ti entra nel corpo e le orecchie che ti cadono.
Infatti la sottoscritta Giga Robot d'acciaio è a letto da domenica mattina.]

Comunque. Quel poco che ho visto mi basta fino alla prossima primavera quando le temperature saranno dalla mia e potrò barattare una lezione di Pilates con una passeggiata sotto alla ferrovia.

Lascio la parola alle immagini.
Ancora Little Bird; l'interno di un negozio di vecchiume e cianfrusaglie e mobili e abiti d'epoca etc etc; il libro di ricette di St John Restaurant nel loro panificio; una caffetteria.
Una caffetteria? Un magazzino non riscaldato con dei tavoli da sagra paesana, hanno una cucina sul fondo, servono un ottimo English Breakfast, sono gentilissimi e hanno un prezzo fair.



Shard of glass sullo sfondo, il fiume è alla destra dell'osservatore.
Salmone affumicato a Londra, con bacche di ginepro e legno di faggio. Bomboloni alla crema del St Jhon
Il pescivendolo vendeva le capesante e i branzini pescati.




















































Uno qualunque, ma con la faccia simpatica, vendeva dei dolcetti fenomenali (provati tre).


Autunno
































































E poi vabbhè, ok, sono passata al Borough Market e ho comprato due carote nere e un paio di altre cose, e allora??
Lo sapete che le carote nere colorano peggio della vernice?
Adesso ve lo faccio vedere...



















Instagram

Iphone pic


Questa però non ve la vendo come una ricetta, ma come un'idea. Ché tanto le carote colorate non si trovano ovunque, quindi creerei solo frustrazione.
Però l'idea di gratinare una zuppa o una crema, quella sì, si può fare.
In Francia usano coprire la zuppa di pesce o la zuppa di cipolla con una cialda di pasta sfoglia. Quando arriva in tavola la portata si rompe la sfoglia nella zuppa e si mangia tutto. Magari questa procedura ha un nome, ma io non lo conosco. Comunque è Mmh-mhh buonissima.
Il mio approccio low fat lo conoscete, quindi ho fatto delle strisce a mò di crostatina...

Come sempre i produttori di 'qualunque cosa' ti vietano ogni diversa procedura dalla standard, così Le Creuset. Nello specifico non puoi inserire nel forno caldo la cocotte fredda. Ecchemaroni. Anche perché raramente si mette nel forno quando è ancora freddo.
Io sono stata ubbidiente però ho pagato il prezzo di questa devozione: la sfoglia è collassata anzichè restare bella staccata dalla crema e gonfiarsi.
Stasera replico per il commensale e sacrifico una cocotte per la causa, 'sto Signor La Creuset non mi avrà. 
Per la mia crema ho usato:
un porro, due zucchine, mezza cipolla rossa, 5 patate novelle con la buccia (piccoline), due carote nere piccole, una manciata di cavoletti di Breuxelles, una manciata di cubetti di sedano rapa, un tozzo di pane di segale vecchio. Sale, pepe, olio.
Frullato. 
Spolverata di parmigiano.





























Nota della Società del Turismo ;)
Maltby Street è a un passo da Bermondsey Market, che si trova in Bermondsey Sq, in fondo a Bermondsey St.
Ora, io non mi sarei mai sentita di consigliare il Bermondsey Market, ma se andate al Borough allora non costa nulla fare un salto anche lì.
Il mercato di Bermondsey è noto per essere (stato) uno dei più forniti mercati di Antiques, soprattuto argenteria e gioielli, qualche ceramica, pochi libri (quello che ho visto io).
Se siete collezioni non devo dirvi io cosa fare, se invece siete gente curiosa a caccia di qualche cosa cool con cui fare i fighi a casa " ...sai, questo l'ho comprato al Bermondsey..." (io faccio così, voi no? ;) allora sappiate che dovete puntare la sveglia piuttosto presto. Il trade inizia alle 4/5 del mattino e il mercato smonta già ad ora di pranzo. Sono stata due volte in inverno e in entrambe le occasioni (erano le 10 del mattino) c'erano poche bancarelle. Ho chiesto ad uno dei commercianti come potesse essere definito uno dei mercati più belli che erano quattro gatti... mi ha spiegato: un tempo era molto esteso (lo si vede nelle foto del sito, alla pagina sulla storia del mercato), poi hanno costruito dei palazzoni moderni sulla piazza rubando il posto al mercato e anche (immagino) l'interesse dei venditori che sono rimasti pochi.
IMPORTANTE: Il mercato di Bermondsey è solo il Venerdì. Non lo potete 'abbinare' al Maltby St, che è di sabato.
Merita tuttavia una passeggiata Bermondsey St, sia per i negozietti carini che per vedere dei bellissimi recuperi di magazzini trasformati in unità abitative.

Disciplina

Ecco, chiedo il vostro aiuto. Come faccio a seguire una ricetta?
Era un po' che non mettevo in evidenza questo problema e magari qualcuno ha creduto fossi guarita. Macché.

Il raptus del libero arbitrio mi coglie sistematicamente. E inizio a non trovarlo più divertente. La lista delle cose 'fallite' si sta minacciosamente allungando a sfavore di quelle 'riuscite'. E non ci vuole un investigatore per capirne le ragioni.
Vi faccio un esempio.
Non puoi creare una versione futurista in tre dimensioni con i colori della solitudine (whatever) de La Gioconda se non sai prima fare una copia, almeno evocativa, della reale. Un po' come questi moderni artisti che disegnano figure geometriche e le riempiono di simbolismo. Ci sto, ma solo se mi sai anche disegnare un paesaggio in prospettiva, sai fare lo studio di una mano e conosci ogni artista nato/cresciuto/vissuto dalla notte dei tempi. Ci deve essere sostanza insomma.
Severa? Mia madre dice sempre che in fondo sono una 'rigidina perfezionista', dove il diminutivo maschera, nemmeno troppo bene, l'eccessiva severità con cui mi approccio al mondo.

[Se devi dire cazzate, non le dire. Ma a volte per non dirle si deve studiare, si deve sapere.]

Eppure il mio approccio intransigente si scontra con la mia personalità ospite, quella che mescola gli ingredienti boicottando le istruzioni, una lotta interna, Dr Jakyll and Mr Hyde. Provate ad immaginarmi davanti ad un mobile Ikea con tre viti in mano: "eppure doveva essere intuitivo". Oppure potevi sprecarti a guardare le figure e seguire le freccette, almeno le figure santoddio!

Il dramma in cucina è il medesimo. Come posso pensare di creare una variante di qualcosa se non ho preso confidenza con la ricetta originaria? Come posso pensare che 'ad occhio' sia un'unità di misura? Sento il bisogno di disciplina. Vorrei essere onnisciente.
Invece sono imprecisa, so poche cose, meno ancora ne so fare.
Foto decorativa, mancava colore in questa pagina...

Nella scala dei 'mali del mondo' sono sicura questo non figuri nemmeno nella lista, poteva andare peggio insomma.
Da quando ho iniziato a confrontarmi con la blogosfera, pochi mesi fa, il mio approccio non è cambiato e sento di dovere, a chi mi segue, la massima onestà e trasparenza.
Mi impegno quindi formalmente ad essere più precisa e a mettere ogni energia nella lotta alla cazzoneria, alla pigrizia e all'impazienza, brutte compagne di viaggio in questa esperienza di apprendimento e condivisione.

Prendendo in prestito un latinismo tanto caro alla mia amica Vale, :DD, che ben calza in questa circostanza, questo finger è l'ultima ricetta ad cazzum che vi presento.
E' più una possibilità a cui ispirarvi, che una ricetta tout court.

Samosa di rape & cavoletti

Questa foto non è povera, è essenziale, perché la sostanza è nel ripieno.
Il samosa è un piatto indiano, uno snack di pasta (fillo o impasto di farina) di forma triangolare farcito con verdure e/o con carne. Generalmente speziato, ricco di cumino e coriandolo, viene fritto o cotto al forno.

Io ho usato il meglio che la stagione inglese offre: la rapa (sentitevi liberi di sorridere), la patata, il cavoletto di Bruxelles, il carciofo di Gerusalemme. Ma voi potete usare quello che vi pare, verdure, riso, carne. La farcia è comunque sempre già cotta e va lasciata raffreddare prima di essere usata.

Poi 1/2 cipolla, 2 spicchi d'aglio, coriandolo in grani, cumino, curry.
La mia versione è con la pasta fillo, cottura al forno.

Tagliare a pezzi molto piccoli le verdure e farle bollire un paio di minuti, scolarle con cura.
Riscaldare una padella con il cumino e il coriandolo (un cucchiaino cad), aggiungere la cipolla e l'aglio tritati, l'olio e le verdure bollite. Aggiungere qualche cucchiaino di curry madras, aggiustare di sale. Spadellare qualche minuto, lasciar raffreddare (fondamentale).

Tagliare delle strisce di fillo larghe circa 4 cm, spennellarle leggermente di olio (io lo scaldo appena per renderlo più fluido e usarne meno) e farcirle come fanno vedere qui.
Spennellare d'olio entrambi i lati del triangolino, appoggiarli sulla carta da forno e infornare a forno caldo, 200°. Appena avete finito di piegare i vs samosa infornateli, la pasta fillo non va d'accordo con la farcia umida né con l'aria secca. Sono buoni anche a temperatura ambiente, i diversi strati permettono di mantenere la croccantezza.
In alternativa alla fillo si può usare un impasto di farina, acqua e sale, vi lascio un delizioso filmato di Banglaparodi per questa versione.


Con questa ricetta partecipo al contest



Nel video della piegatura secondo me usano un altro impasto, più resistente, la pasta brick, che farla in casa si può, ma non bella così.
La pasta brick è una sfoglia sottile e friabile cotta a temperatura controllata grazie al vapore. E' originaria del nord Africa, ma viene usata, con altri nomi, anche in Asia e Medio Oriente.
La pastella viene fatta con H2O, farina forte e farina di grano duro, sale, zucchero, succo di limone, olio a discrezione (io non l'ho messo). Si filtra con un colino a maglie strette, si lascia riposare una notte in frigo e poi si cuoce spennellando la pastella su di una padella antiaderente posizionata su una pentola d'acqua in ebollizione. Beccatevi quest'altra disperata per vedere come si spennella.
Io c'ho provato e sembra riuscire, l'aspetto che mi fa dubitare è che non riesco ad usarla in modo estetico, se non la bagno bene di olio dopo la cottura si sbriciola. E dopo averla farcita e ripassata in forno non resta mai super croccante come dovrebbe, attribuisco 'stu fattu all'assenza di frittura, il forno non basta.
Comunque, questo il risultato.
Da sinistra: una spennellata di impasto, l'impasto cotto, l'impasto farcito (il foglio era più grande) e ripassato al forno.



Ci si deve allenare, secondo me può regalare emozioni.









Barcelona_photo post

Arrivata.
Scusate, sono stata trattenuta ;)
Ma che cos'è Barcellona? Che spettacolo...

Non sono in grado di dare grandi suggerimenti, ho girato come una trottola per due giorni nel quartiere gotico e nel born con la testa per aria, fatto foto alla qualunque come un giapponese, ho mangiato dove spesso, si dice, riposi le stanche membra Adrià, e in un tapas dal sapore asiatico. Per non farmi mancare nulla ho anche fatto un hammam. Ormai sono avvezza alle contaminazioni, se non c'è un po' di mix non mi sento a mio agio. ;)

Mercat de La Boqueria. Un tripudio di pesce e salumi e ogni immaginabile taglio di carne. Sono rimasta un po' scossa dal muso di mucca, dal pene di vitello e  dalle teste di capra. Di cui non condivido le immagini. Ringraziate.
Al mercato dovete provare Pinoxio. Ho chiesto di assaggiare i loro piatti preferiti e ho fatto bene. Non avrei mai ordinato i ceci al sanguinaccio, invece sono buoni da piangere. Così come i piccoli merluzzi fritti e le croquetas.




Da fuori non gli dai un soldo, Dos Palillos. Lo chef ha lavorato con Adrià per diversi anni. Qui propone tapas di influenza Asiatica. Cotture Thai, Cinese, Sashimi e Dim Sum in mono porzione. Si può scegliere à la carte o il menu fisso degustazione. Io mi sono molto molto divertita. Molto.


Pimientos e funghi, gamberi crudi ma caldi, molluschi, roll di pollo

Pollo crudo ma giuro che era divino e non aveva sapori strani, triglia, anguilla, sottomento di maiale.

Sashimi di seppia e i suoi tentacoli, pomodorino in tempura, uova di quaglia in camicia con brodino dolce tiepido e gelato salato (ma solo in superficie, una figata pazzesca).




Pedreira e sotto un negozio di casalinghi che muoio.

Rent a bike shop

Gotic

Born




Potrei averlo scritto io...

La famosa pasticceria della prestigiosa scuola Hofman








Brown, gratin e superfood.

Piatto ricco mi ci ficco.
A volte ho un umorismo alla Greggio, non vogliatemene.
Devo dire però che questo piatto è davvero un condensato di proprietà curative e nutrienti, di sapori, concede un piacere esotico senza rinunciare alla stagionalità locale (o quasi) e porta una piccola intima preghiera di pace.
E (tornando ad essere la scazzata che sono) sul tutto, mi permette di partecipare a due contest contemporaneamente. Tin-tin-tin jackpot! ;)

E' un gratin per due di:
shiitake (coltivati in UK) 200 gr
Maftoul palestinese un bicchiere
zucca cotta 150 gr
datteri israeliani 4
nocciole del Piemonte 10
pane vecchio_quello che avete, in alternativa pan grattato
aglio_quest'ultimo, lo ricordo, è usato -e mangiato- in tali quantità da poterlo considerare a tutti gli effetti un ingrediente_2 spicchi
Poi latte-farina-curcuma-parmigiano.



Il fungo shiitake, originario dell'Asia, vanta proprietà antivirali e antibatteriche, aiuta a ridurre il colesterolo, nonché viene considerato (secondo alcuni studi) un valido complemento alle terapie tradizionali contro alcuni tipi di tumore. I miracoli stanno altrove, dico sempre, ma io credo nella sinergia medicina-alimentazione. E quando c'è un buon motivo per mangiare io non mi tiro indietro.
I funghi devono essere biologici, altrimenti è più rischioso che di aiuto. Lo shiitake, inoltre, (ma quante ne sa?) è ricco di minerali e vitamine del gruppo B. Io non lo compravo perché non mi sento sicura ad acquistare il Made in China, soprattutto quando si parla di cibo, ma ho scoperto che negli ultimi anni la sua produzione si è diffusa anche in Europa. Crescono sul tronco delle querce. In alternativa qualunque fungo va bene. Il porcino no, col dattero non lo sento.


Maftoul è il nome con cui il cous cous, o meglio, la sua variante nel chicco più grande, viene chiamato in Palestina. In verità c'è chi dice che anche il tipo di grano varia: il cous cous del magreb sarebbe fatto con grano duro, mentre il maftoul medio orientale con il grano tenero. Alla base ho un problema di lingua. Semolina (in inglese) e Durum wheat dovrebbero essere grano duro, il resto tenero. Insomma, meglio mettervi davanti ad un dubbio che darvi un'informazione sbagliata. Ogni chiarimento è ben accetto. E per la ricetta il classico cous cous va bene.

La zucca è zucca. Da qualche tempo ho iniziato a cuocerla al forno, intera, mentre il forno è acceso per altre ragioni. Riciclo l'energia. Se non la consumo subito la tengo in frigo massimo fino all'indomani.

I datteri arrivano da Israele. Trovavo romantico e idealista l'accostamento con il cous cous palestinese.

Le nocciole sono italiane. E' bello pensare che siano piemontesi, ma confesso che non conosco la regione di provenienza.

Pane di segale. Umido e compatto quando è fresco, resta commestibile qualche giorno prima di diventare della stessa consistenza della gomma chimica. A quel punto ho tagliato la crosta e l'ho messa in ammollo per qualche minuto, poi strizzata e frullata. Ho lasciato la poltiglia sullo straccio per togliere un po' di umidità mentre preparavo gli altri ingredienti.

Aglio, fresco, a lamelle, due spicchi.

Latte-farina-curcuma-parmigiano per la besciamella, parmigiano extra per il top.


Come, un gioco.
Le quantità non sono importanti, seguite l'istinto e il vostro gusto, siate equilibrati e onesti.

In una pentola con un filo d'olio mettere i funghi, l'aglio, le nocciole a pezzetti. Sfumare con del vino bianco o brodo o acqua. Quando il liquido è evaporato aggiungere i datteri e il cous cous, non mescolare mai, versare del liquido fino a coprire completamente di acqua il grano, salare. Spegnere il fuoco e coprire con un coperchio. Lasciatelo crescere.

Grattugiare il parmigiano, mescolare in una ciotola con le briciole bagnate e un filo d'olio.

Fare una besciamella con latte, farina, sale, curcuma e aggiungere un paio di cucchiai di parmigiano grattugiato. Se non la usate appena fatta si crea una pellicola a contatto con l'aria. Per evitarla appoggiate su tutta la superficie della carta da forno bagnata e strizzata. La carta trasparente è più facile da usare, ma io no, cartaforno. Mh!

Nel contenitore da forno che più vi aggrada ;) creare degli strati di zucca, besciamella, mix di funghi. Concludere con il mix di pane mollo e formaggio.

Infornare fino a doratura, a forno caldo, 240 gradi.

Lo si può preparare qualche ora prima e infornarlo a gratinare (e scaldare) in un secondo momento.



Con questo gratin nei toni del marrone partecipo ai contest di:

http://aboutfoodrecepies.blogspot.co.uk/2012/10/tutto-al-gratin.html

e di

http://www.mytasteforfood.com/2012/10/colors-di-ottobre-brown-like-autumn.html



ah, e comunque. voglio un fotografo.