Omicidio a Notting Hill

(Pubblico animalista e sensibile astenersi)

Sono così assente (dal blog, dalla rete, da me stessa) che, come dicevo rispondendo ad un commento, ultimamente mi sembra di 'tornare' ad ogni post.
Perché di fatto mi sono dedicata completamente ad altro per tutto il mese, tanto che iniziavo a sentire il bisogno fisico di postare qualcosa. Non prevedo ospiti almeno fino a metà febbraio (wowow che culo =_=) quindi adesso mi metto sotto.

In tutto ciò, pensate, non ho smesso di mangiare, ma ho anzi trascinato anche mia madre al solito Farmers' Market per la spesa del sabato. Che avventure eh!? ;)

"Dobbiamo arrivare appena aprono perché altrimenti fanno fuori i gamberi". Dicetti.
Ore 8.50 eravamo già in fila in attesa che aprissero il commercio.
Gamberi Inglesi, a me! 

Sappiamo tutti che il pesce si mangia fresco. Cioè, se è fresco e non decongelato deve essere stato pescato da poco, occhio brillante e buon profumo di mare. A volte il pesce viene venduto molto fresco.
Cioè, così fresco che è ancora vivo. O quasi.
A Istanbul ho visto dei pesci in agonia sopra al ghiaccio. Non sono belle cose, ti senti davvero una bestia.
Ma se voi mangiate pesce (non entro poi nel merito delle carni) non crediate che il Bastoncino Findus arrivi bell'e fatto e impanato dai mari del nord. I pesci muoiono prima. E non di un colpo secco.

Comunque. Pesce vividamente fresco io non ne ho mai mangiato. A parte le ostriche.
Che non è pesce, ma è vivo (l'esempio col pollo o col polpo mangiato vivo lo tengo in repertorio per la prossima volta, ok?).

Mangiate le ostriche? Sapete come si mangiano?
L'ostrica che ti fa star male non è mai viva, o sana. L'ostrica che ti fa star male stava male anche lei. Oppure è sfiga. Perché l'ostrica buona (non nel senso di magnanima) purtroppo si mangia viva. E per essere sicuro che sia viva e sana la si 'pizzica' con la forchetta e la si guarda reagire prima di staccarla dalla conchiglia. La si annusa, a ulteriore conferma, e poi si mangia.
L'ostrica è l'unico piatto in cui puoi mettere il naso a tavola senza far la figura del tamarro.
Lo so, siamo dei mostri.
Ma onestamente non penso a tutto questo quando mi arriva davanti un vassoio di Fines de Claire (vive la France!).
Un po' è triste, ma mi passa abbastanza velocemente.

Bene. Anche questi bellissimi gamberi inglesi (si chiamano proprio English Prawns) arrivavano drittidritti dal peschereccio, ancora energici a sufficienza per saltare fuori dalla cassetta, dalla bilancia e sgusciare di mano.
Gamberi freschissimi.
"Che meraviglia".
Ho pensato. 

E' poi arrivato il momento di prenderli e buttarli in padella.

Un po' schifata lo ero, soprattutto mi ha impressionato l'idea di averli in mano, dopo una veloce sciacquata nel lavandino, per il trasferimento nella padella calda.
Così mi sono attrezzata di schiumarola e piatto e li ho affrontati. E mentre li maneggiavo ho realizzato che di lì a breve non sarebbero stati più vivi e arzilli.

Che di lì a breve sarebbero stati uccisi.

Che la mano che si doveva sporcare di sangue ERA LA MIA.


@-@
(momento di confusione)

A quel punto era davvero troppo tardi, mi si aprivano tre strade:
*comprare un acquario e ricreare l'ambiente marino per alloggiarli in attesa di poter raggiungere il mare e salvarli.
*lasciarli agonizzare lontano dal mio sguardo e mangiare alle 3.
*proseguire nella carneficina.



Ho mollato un paio di urletti e condiviso con mamma e commensale l'atrocità del gesto.
Ho alzato la fiamma, li ho lanciati nel loro destino di aglio, samphire e pomodorini, e dopo aver coperto la strage con un coperchio ho girato il volto e mi sono lasciata trasportare in un pianto liberatorio al collo del commensale il quale ha commentato: "Amore, sei davvero troppo sensibile, non devi farle queste cose, vuoi che li seppelliamo?" Ormai! Ho fame, li mangiamo.
L'happy end è un'altra storia.





E adesso ditemelo che io, con qualunque prodotto ittico, devo darci un taglio.

(e invece no. segue...)

Ah, si, ricetta per 3:
in una padella versate un cucchiaio d'olio, uno spicchio d'aglio a lamelle, due manciate di pomodorini interi, un pizzico di sale e coprite con il coperchio. Tenete il fuoco basso altrimenti si asciuga troppo. Aggiungete dopo qualche minuto due manciate di samphire i gamberi e chiudete.
Quando la pasta è cotta scolatela umida (senza impegnarvi troppo ad eliminare tutta l'acqua) e spadellatela con i gamberi aggiungendo un filo di olio a crudo.






Il vuoto cosmico

Ci sono, ci sono...
Nell'eventualità in cui qualcuno se lo fosse chiesto.

In questi giorni ho pure cucinato come non facevo da tempo, ma cucinare per me stessa e postare ciò che mangio è diverso che cucinare per nutrire degli ospiti. A loro devo far da mangiare espresso e seguendo gli orari dei pasti, non certo i ritmi luce/buio che mi servono per le foto, quindi nessuna condivisione.
E poi è gente seria, mica come il commensale ed io, che siamo due capre. Abbiamo mangiato dei piatti veri tutte le sere, con una specifica declinazione per ogni gusto: proteine lui, verdura cotta lei, brodino vegetale con cereali la topolina in svezzamento (roba da tappi di sughero ai canini per preservarne l'incolumità). Il commensale insalata. Io tutto, ché se ho cucinato dovrò pur assaggiare... ;)
Insomma, sono credibile e giustificabile? :)

Ieri è stato il primo pranzo da sola da dopo Natale e mi sono ingozzata di rape. Lo so che fino a l'altroieri mi erano indigeste, ma proprio per questo. Non puoi mangiarle per mesi e poi pensare che il tuo corpo ne possa fare improvvisamente a meno.
Oggi topolina è al Museo della Scienza con mamma e papà, e nel vuoto cosmico in cui è stata assorbita improvvisamente la casa ho esitato, "e adesso, cosa mangio?" O.o'

Riso Basmati al limone (Indian Style) e salmone.


Per 4 persone, piatto unico

Riso Basmati 250 gr
Fieno greco 1 cucchiaino
Curcuma 2 cucchaini
Zenzero fresco grattugiato o in polvere secco 1 cucchiaino
Peperoncino (a piacere) 1 piccolo
Semi di senape 1 cucchiaino
Limone zeste di 1, succo di 2
Salmone filetto intero 600 gr



Il riso basmati va sciacquato sotto l'acqua corrente prima di usarlo. Le indicazioni di cottura spesso suggeriscono di versare il doppio di acqua (rispetto al volume del riso), alcuni lo cuociono al vapore. ma io, nella speranza di ridurre al minimo l'effetto dell'amido, lo faccio bollire in abbondante acqua (con un cucchiaino raso di sale in questo caso) e lo scolo al dente. e continuerò a farlo, per semplicità. Ma per una cottura secondo i sacri principi vedi APPROFONDIMENTO in calce.

Non ho citato gli asparagi? Ah, no. Infatti non ci stavano, ma mi serviva del verde... ;)


Nel frattempo verificare che al filetto siano già state tolte le spine ed eliminare la pelle (per vedere come guardate qui, al minuto 1.20), tagliare il salmone a cubetti o a fette (fette?!?? pezzi?!?!?!?) mono porzione.

Usare una grande pentola o padella antiaderente. Versare un filo d'olio e far soffriggere semi di senape, fieno greco, peperoncino, zeste e zenzero (solo se avete quello fresco), dopo pochi minuti togliere dal fuoco, aggiungere il resto degli ingredienti, mescolare e infine aggiungere il riso. Tornare sul fuoco e far saltare/girare velocemente fino a che tutto il riso sarà colorato. Coprire con un coperchio.

Scaldare una padella antiaderente e versare il salmone, senza grassi, senza nulla. Aggiungendo pochi pezzi alla volta si evita che la temperatura della padella scenda rapidamente e faccia stufare il pesce, noi lo vogliamo colorato, non pallido. Muovere la padella di continuo per evitare che si attacchi. Rosolare per un paio di minuti e spadellare/girare i cubetti/pezzi per rosolare entrambi i lati.

Servire il salmone sul letto di riso.

Avrei voluto mettere delle foglie di curry, dal sapore fresco e agrumato. Ma quando mai le trovate in Italia le foglie fresche? In commercio si trovano più facilmente le secche, che purtroppo perdono quasi completamente il loro sapore.

E a proposito di verde e colore e aspetto, sopra a 'sto salmone, cosa ci mettiamo? Ditemelo voi.


N.B. Il fieno greco è Sconsigliato durante la gravidanza, anche se le quantità della ricetta sono miserrime, io l'ho detto.


APPROFONDIMENTO aggiunto dopo i commenti delle due befane (Roby e Vale ;)

Il riso Basmati è originario dell'India e del Pakistan, ma ai giorni nostri è coltivato in tutto il mondo, in particolare negli USA. Esiste nella variante bianca o integrale ed è noto per le sue principali qualità: fragranza e profumo. Ha un caratteristico chicco allungato che in cottura raddoppia di volume (più in lunghezza che in larghezza) ma si mantiene ben asciutto e separato.
Rispetto ad altri tipi di riso ha un indice glicemico più basso e contiene vitamine PP, Be Be sali minerali come ferro, fosforo e calcio, inoltre la specifica tipologia di amido che contiene lo rende particolarmente digeribile.

Al fine di non perdere le proprietà nutritive la corretta cottura è a vapore o per bollitura ma con poca acqua (in un volume d'acqua doppio) fino a che tutto il liquido si astato assorbito. Per evitare che il chicco si rompa in cottura si suggerisce di lasciarlo a bagno in acqua fredda per almeno 20 minuti prima di cuocerlo.

Pilaf è il nome di una ricetta di origine turca preparata col riso Basmati.
Il profumatissimo Jasmine rice è invece di origine Thailandese (non sono riuscita a trovare un'informazione univoca sul fatto che jasmine rice = thai rice), ha un indice glicemico decisamente più alto del basmati e, nella varietà maggiormente diffusa, è più ricco di amido e quindi più appiccicoso in cottura.


Tra le fonti web:
http://www.livestrong.com/article/52041-basmati-rice-nutrition-information/
http://www.slowlife.ws/?p=191
http://en.wikipedia.org/wiki/Rice_production_in_Thailand

Istanbul_photopost

Ho esagerato?
In vacanza dal 17 dicembre all'11 12 13 14 gennaio?

Quando si dice che "non è tutto oro quel che luccica" si parla precipuamente di simili casistiche, quelle in cui sembri in vacanza da un mese e invece sembri e basta.

Sorvolo sul viaggio Londra-Venezia del 22 a cui è subitosubito seguita una inattesa trasferta (1100 km dallo start, santopanettone!!) in Francia per recuperare mio padre dall'ospedale (sta benissimo ora, ha ricominciato a mangiare come non ci fosse un domani). Sorvolo (non senza aver condiviso materiale visivo) sul tour de force che tutti ci accomuna: Vigilia e Natale e noipureSantostefano.
Tavolo di mammà

Non vi spiego lo sforzo nel condividere gli spazi abitativi nella generale insofferenza perché sì, ci amiamo tutti, ma oramai siamo troppo grandi anche per il cuore di mammà e papà. E noi pure abbiamo quelle due o tre abitudini ed esigenze o_O. Neppure vi elenco l'infinito numero di amici da visitare cercando di organizzarli in priorità: neo genitori, partorienti, gravide, amici che non sai più se hanno ancora i capelli, amici del cuore...e gli altri "la prossima volta" perché siamo già esauriti e vogliamo fuggire lontano lontano.
Regalo
Istanbul ci sembrava abbastanza irraggiungibile da Facebook e vagiti.
Tre giorni per noi che abbiamo cercato di spendere nel modo più brillante a noi noto: 25% cultura, 26% cibo, 49% riposo. Scientifici.

Non sapevamo molto e abbiamo avuto la fortuna di annoverare tra le nostre conoscenze la brillante Sharla, che in poche righe ci ha dato una mano per strutturare il nostro mini viaggio.

Il nostro hotel, come suggerito nel suo sito (Unusual Hotels Of the world) era nel quartiere storico di Sultanahmet, nella parte europea, abbiamo alloggiato al Dersaadet.
Albergo ricostruito in stile ottomano, ha degli interni accoglienti e gradevoli. A noi è sembrato di entrare nell'Orient Express, in un episodio di Agatha Christie.


Accolti con amore e cura offrono un servizio attento e discreto. Ottimo rapporto qualità/prezzo, ottima la posizione. Colazione gustosa, formaggi freschi e olio bio la mia scelta. L'unica nota negativa sono stati i succhi di frutta, che non sono freschi né di qualità. Tuttavia la vista che offre la terrazza delle colazioni oscura velocemente questo dettaglio ;)





Arrivati alla sera abbiamo fatto un giro del quartiere. Scesi fino al mare ci siamo fermati all'ingresso del ponte di Galata, abbiamo mangiato il bread&fish: un paio di barche adibite a griglie dove si cucinano unicamente distese di pesci tutti uguali, serviti in un panino. Sono un po' delicatina con le spine, ma il sapore era ottimo. 
Fish & bread

Fish & bread 'kitchen'



Istanbul come noi l'abbiamo conosciuta:

Day One.
La posizione dell'Hotel permette un vantaggio sulla visita di Aya Sofya, delle Cisterne e della Moschea Blu. Le code diventano presto lunghe, non poltrite. E soprattutto non abbandonatele, Aya Sofya è uno dei monumenti più affascinanti che abbia mai visto. Gli ingressi costano circa 25 Lire Turche (circa 11€).
Moschea Blu

Cisterne


Pranzo al galoppo, Kebab, ça va sans dire.
Passeggiata fino al Gran Bazaar. Che a noi non ha entusiasmato affatto, un po' fake.

Gran Bazaar


Cena all'Haci Abdullah, nel quartiere nuovo sopra Galata (ci sono tantissimi quartieri ma io sono una sega con i nomi, siate pazienti). Consigliato da diverse guide cartacee e on line. Cena buona, come quasi ovunque, nulla è preparato espresso. Qui ho scoperto il timo selvatico.

Viene servito in insalata fredda, soprattutto cotto, condito con limone, ha una foglia più grande e meno fitta del timo a cui siamo abituati. Al dente risulta un po' coriaceo, ma non è 'filoso', profumatissimo com'è facile immaginare. Al mercato lo vendono a 2,50 TL al mazzetto.


Il promontorio si raggiunge con la funicolare o a piedi, ma la salita è mooolto ripida, sappiatelo.
In questa zona commerciale merita di essere segnalato il Flower Passage (per la struttura) e il mercato del pesce (io alla sera non ho potuto vederlo). Camminate con la testa alta, alcuni palazzi sono di indubbio fascino. I negozi e l'andatura sono da Hight Way Qualunque, è molto commerciale.


Day Two.
Dopo una lunga visita a Palazzo Topkapi, imperdibile l'harem (il cui ingresso richiede un biglietto aggiuntivo) abbiamo preso il traghetto per Kadikoi, sul versante asiatico.

A dispetto dell'accoglienza poco illuminata (palazzi moderni e per nulla curati), subito dietro il molo si aprono strade ricche di negozi e mercati. 
Il pranzo al Ciya.

Qui abbiamo mangiato al Ciya (attenzione ad entrare in quello giusto: il Ciya Sofrasi, non Ciya Kebap!!). Una fa-vo-la! E pure economico. Ovviamente in questo paese non trovate carne di maiale, l'agnello regna quale sovrano indiscusso e non è come il nostro, dategli una chance, voi che non lo amate. Se dovessi riassumere i sapori turchi citerei: succo di limone e aglio, bulgur e yougurt, ceci e prezzemolo, melanzane e melagrana. Gli abbinamenti sono da leccarsi i baffi.




Rientrati sul versante europeo abbiamo visitato il mercato che si trova alla destra di Moschea nuova e del Bazaar del spezie (guardando la cartina, spalle al mare). Perdetevi tra i vicoli, non è infinito ed è molto autentico, più del Bazaar delle spezie che, a nostro gusto, non merita più di un'occhiata, come del resto il Gran Bazaar. In entrambi va apprezzata tuttavia la struttura nella quale sono inseriti.
Moschea di Suleymaniye
Al tramonto concedetevi lo sforzo di salire fino alla Moschea di Suleymaniye, il fascino mozzafiato dei minareti illuminati e sorvolati da stormi di gabbiani vi ripagheranno di ogni fatica (il dislivello è notevole). 

Tulumba. Fritti e passati nel miele. Piccole bombe.


Pillole:
- i biglietti di Tram, Traghetti e funicolare  sono gettoni e si prendono dalle macchine automatiche prima dei tornelli, tutti 3 TLire cad.
- siate turisti consapevoli e rispettosi: in Moschea nessuno entra con le gambe scoperte e le donne coprono anche il capo. Ci si toglie le scarpe all'ingresso, rammendate i calzini.
- ovunque soggiorniate fate un salto nel quartiere di Sultanahmet dopo il tramonto, anche con la nebbia. L'atmosfera che vi circonda guardando Aya Sofya da un lato e la Moschea Blu dall'altro vale il viaggio.
- noi abbiamo evitato di mangiare a Sultanahmet e nei ristoranti sotto al ponte di Galata. A voi di giudicare.
- il caffè turco è amaro oltre ogni quantità di zucchero usata.
- Istanbul siede su colline, camminando terrete in allenamento i glutei.
- fatevi un giro in traghetto, i gabbiani vi inseguno e godete di una spettacolare vista sullo skyline della città.
- i trasporti sono efficienti e puntuali.
- le urla che sentite sono quelle del Muezzin che richiama alla preghiera (non sempre dallo stesso minareto).

- in Turchia non si balla la danza della trattativa, ma solo la Dervisci, i prezzi possono essere ritoccati quanto da noi.
- l'atmosfera, i ritmi e l'aspetto della città non sono per nulla europei.
Nonostante alcuni scorci siano di indubbio fascino la città resta abbastanza disordinata.







































A presto!




Buon Natale

Avevo appena pensato che non avrei postato più nulla fino alla prossima settimana, magari raccontando il Natale come lo si mangia a casa delle mie famiglie.

Il vero dramma è che non ho finito i regali di natale e sono in pieno panico, in più mi è tornato il raffreddore e fuori fa freddo. E poi a me il Natale non piace, mi mette l'ansia (cosa non mi mette l'ansia?). Sono rimasta scottata da piccola. Genitori separati, seconde nozze, figlia unica, due stati, due maroni. Dopo un momento di splendore iniziale sono arrivati dei cuccioli di uomo nuovi che hanno rotto l'idillio e io mi sono improvvisamente ritrovata adulta senza averne diritto né sicuramente voglia.
[mi pare di aver già raccontato 'sta mena...]

Genitori siate intelligenti ed equilibrati (impossibile), che poi vi crescono come me. ;)

Insomma, il lunedì è già finito ed io non ho portato a casa nulla. Mi sta salendo il "panico da 23 dicembre".
Per distrarmi ho deciso di far fuori la dispensa, volevo eliminare tutte le confezioni aperte. Il progetto è iniziato e si è concluso con questo post. Per finire il cioccolato ho aperto la farina di mandorle, per far fuori i pistacchi ho aperto lo zucchero.
Però vi lascio un bel regalo di Natale, ça va sans dire che è un esperimento, ma mi rende il cuore gonfio di gioia (lo riconoscete il linguaggio Xmas friendly?) annunciarvi che finalmente inizio a sviluppare una minima sensibilità per le proporzioni: questo dolce è One shot - One kill, non mi ci sono allenata.


Ti piace se:
-hai una passione smisurata e quasi imbarazzante per il cioccolato fondente, leggi amaro.
-apprezzi i dolci umidi.
-allunghi sempre la forchetta, voluttuosamente, per 'un ultimo morso' prima di riporre i dolci.


Le quantità riportate sono per una teglia tonda diam. 18.

100 gr farina di mandorle
100 gr quinoa bollita, scolata e raffreddata
80 gr di zucchero semolato
45 gr cacao amaro
50 gr burro
50 gr di cioccolato fondente
2 uova
un  mandarino, succo e zeste
1 cucchiaino di lievito

Per la glassa
80 gr di fondente
due cucchiai di zucchero a velo

Per la granella
una manciata di pistacchi o mandorle
un cucchiaio colmo di zucchero

Sciogliere a bagno maria il cioccolato e il burro, insieme.
Accendere il forno a 180 gradi.
Tagliare un cerchio di carta da forno e foderare il fondo della teglia. Imburrare le pareti con parte del burro in ricetta.

In una ciotola versare quinoa, farina di mandorle, zucchero, le due uova (sbattute a parte), il zeste e il succo di un mandarancio o mandarino, il cacao setacciato con il lievito e infine cioccolato e burro fusi. Mischiare con una spatola. Versare nello stampo, infornare.

Granella
In una padella antiaderente versare lo zucchero e i pistacchi. Appena lo zucchero si scioglie e si caramella versare il tutto sulla carta da forno. Attenzione perché la temperatura ell zucchero a questo punto è simile a quella della lava. Una volta freddo spezzarlo e frullare con il pulse della consistenza che più piace.

Il mio dolce si è cotto in 25 minuti.
Non usate la prova dello stecchino perché il dolce deve restare umido. Al tatto la consistenza è soffice.

Lasciar raffreddare, sformare.

Glassa
A bagno maria sciogliere il cioccolato per la glassa con due cucchiai di zucchero a velo e tre cucchiai d'acqua. Se il cioccolato si rapprende è perché c'è poca acqua, aggiungere altra, poche gocce alla volta, continuando a girare.
Versare e spalmare sul dolce freddo. Aggiungere la granella.

Note
Sull'onda della sensibilità delle proporzioni... se avete una teglia di 22/25 cm, mi sento di suggerire di aggiungere il 25% di parte secca (farina di mandorle e quinoa) e il succo di un mandarino.
Io non amo i dolci dolci, questo è pure particolarmente ricco. Se lo volete normalmente zuccherato aggiungete 20 grammi di zucchero.
Per la glassa ho usato un cioccolato davvero amaro, da qui la necessità di usare lo zucchero a velo. Giocate con acqua e zucchero, secondo il vs palato.

Con la dovuta cautela (cacao in polvere e cioccolato) è una ricetta gluten free, ha pochi grassi o.O, poco zucchero e mooooolto affetto.

Buon Natale a tutti. Siate buoni, che conviene. ;)

XMAS PROJECT - the end

3 FOODBLOGGER 2 Stati 1 INCONTRO 6 spritz 100.000 mail
5.000.000 DI RISATE 3.689 VISITE 80 DOWNLOAD
86 COMMENTI 9 RICETTE 1 PDF TANTI FINALISTI
1 SOLO VINCITORE MILLEMILA RINGRAZIAMENTI.

(ho copiato l'intro della Vale, perché, problemi? Vale hai da dire qualcosa in merito?)


Dopo lungo summit, alle finali siamo arrivate con tre nomi e mezzo, ma solo UNO, lui solo può essere incoronato quale degno vincitore, avendoci trovate unanimemente d'accordo.
Colei che ha scritto un messaggio sufficientemente lungo per adularci a dovere senza essere stucchevole, colei che ha colto sopra ogni ragionevole dubbio lo spirito amorevolmente scanzonato e disimpegnato del progetto, colei che ha lasciato un messaggio di speranza per il futuro - e giurato eterna fedeltà (oh, mò l'hai detto!) - e lo ha fatto con semplice ironia e garbato perculo è

di Spadellatissima
con questo commento lasciato al post di Roberta

<< Partiamo dal presupposto che vi ho conosciuto adesso e dopo aver letto il pdf in ufficio (con annesse smorfie e risate a denti stretti) mi toccherà andare a leggere tutti i millemila post sui vostri blog perchè ormai sono entrata nel tunnel...e non ce n'è di luci sul fondo, nemmeno quelle di Natale proprio! Sono ufficialmente dipendente! (o "addicted" che fa tanto British).
Sul "mandarino o arancio a seconda del deretano" sono caduta dalla sedia!!! Penso di non aver mai riso così tanto leggendo delle ricette! Un paio di volte ho anche dovuto fare una pausa per far tornare la faccia ad un livello di serietà accettabile per un ufficio. 
Siete divertentissime, schiette e VERE! Ecchecazzo! Non facciamo finta di imbellettarci con blog sfarfallosi ed eleganti che in fondo in fondo siamo tutti un pò grezzi...
Adesso però vorrei specificare una cosa. Il "mini pirla contest" è basato sui commenti e quindi tutti più o meno ci siamo spremuti le meningi per risultare simpatici e all'altezza della situazione...ma sinceramente, contest o non contest (tanto un pò pirla lo sono di sicuro anche senza contest) il commento ve lo lascio con piacere, ma perchè proprio ve lo meritate! Avete avuto un'idea geniale e alla faccia della 125482211esima ristampa, questa cosa la dovete rifare!!! Ma non a Natale prossimo eh, no no!
La dovete rifare per i Maya (che c'hanno anche un pò scassato la wallera), per Capodanno, per la Befana, per Carnevale, Pasqua con i tuoi e tutto il resto con chi vuoi!
Dimenticavo....tanti auguri Grazie(lle) >>

Del mittico premio segue immagine, Lina, ora la vera sfida è farci arrivare il tuo indirizzo entro 24 ore!

Ringrazio tutti i lettori, e ancor più i commentatori, per l'impegno e la partecipazione e le belle parole e le crasse risate.
Un pensiero speciale, e particolarmente pirla, alle mie sorelle di avventura, con cui spero di bere presto una birra al pub qui dietro.


(12 fogli carta velina stampata, due rotoli nastro adesivo di carta stampato, un sacchettino, pirottini, 10 tags segna regalo e 35 adesivi segna regalo).



In scadenza!

Il commensale è ossessionato dalla scadenza. In particolare quella dei freschi.
Ogni volta che apre il frigo mi chiede se quello che ha in mano è scaduto.

UNO. Può accadere che forme di vita aliena si manifestino in frigo, ma è raro assai e a quel punto si vede bene che il prodotto 'è scaduto'. Fatta eccezione per le eccezioni: quanta roba scaduta ci può essere in un frigo ogni giorno?
DUE. Sai leggere.
TRE. Sei un uomo fortunato, ti sono stati dati tutti i sensi, usa anche l'olfatto e il tatto oltre che la vista.
QUATTRO. Smettila di chiedermelo su tutto quello che vedi in frigo per più di tre giorni.
I pomodori non scadono. L'insalata non scade. Le melanzane non scadono. Il cavolo non scade.



Oggi invece scade il ns supercontestgiveaway -->
e nell'attesa che arrivino ancora commenti 
(come, non avete ancora lasciato il vs? Tzè)
che possano rivoluzionare la classifica, vi rifilo il fondo del frigo, tutto rigorosamente 'scaduto'.



In realtà si dovrebbe dire -'poco' rigorosamente scaduto-.
Perché qui ci sono tre ingredienti: cous cous, cipolle e topinambur.
Ah, bhè, aglio ;)

L'influenza e la tosse mi hanno davvero tagliato le gambe, non ho nemmeno fatto la spesa... che insulto... e non fare la spesa al sabato significa non farla più fino alla settimana successiva. Ad oggi siamo a 13 giorni senza spesa. Stomale.
Al supermercato (qui) non compro vegetali. Ci provo eh, ma alla fine non posso impedirmi di guardare la provenienza. Chile, Mexico, Nigeria, South Africa. Pronto pronto?!!
Vuoi dirmi davvero che due cipollotti non ce la facciamo a coltivarli in UK??
E quindi esco a mani vuote.

Il mio procedimento per il cous cous è sempre lo stesso (insulto). Se mi vede un marocchino mi appende al chiodo come un agnello in Place Jemaa El Fna.

Generalmente il cous cous si cucina da solo con del brodo, si sgrana e si serve con sopra/attorno le verdure o l'agnello o quello che è. Per farlo bene basta seguire le istruzioni riportate sulla confezione. Non ho mai visto una confezione senza istruzioni. Lo giuro.
Ora lo compro al supermercato bio, in Italia lo prendevo nelle macellerie Halal, quasi tutte vendono anche alcuni prodotti tipici, oltre alla carne e dell'ottima menta (prendetela lì!).
Se lo faccio con verdure cotte e lo servo asciutto lo cucino sempre nelle verdure. Qualunque sia la verdura che avete scelto (verdure che restano abbastanza compatte) tagliatela a pezzetti/striscioline e cuocetela in padella/pentola. Se volete dargli un profumo un po' esotico potete usare del cumino se vi piace, oppure aggiungere della curcuma o un pizzico di curry.

A cottura avvenuta (verdure al dente) creo uno spazio nel centro della padella, verso un filo d'olio e aggiungo il mio cous cous (3/4 di bicchiere a testa), lo giro con le verdure e aggiungo dell'acqua calda leggermente salata. Tanta acqua quanta ne basta per coprire a filo il cous cous. Spengo il fuoco e copro. Dopo 10 minuti il cous cous avrà assorbito l'acqua e sarà cotto.
Più il cous cous è grosso, come ad esempio il maftoul, più acqua devo mettere, e spegnerò la fiamma solo dopo che questa avrà ripreso il bollore. 
Claro no?

Il commensale è in volo, affronta la neve e il gelo per tornare dalla sua principessa (sono io, oh!), vado a sistemare i morti che ho lasciato per casa in questi due giorni di solitudine. Almeno il frigo è vuoto, non c'è nulla di scaduto.

Buon week end a tutti! E, chi ce l'ha, giochi con la neve, permettetevi il piacere di essere felici.







Il Risveglio porta consiglio

Appena pubblicato il post del nostro contestgiveawayvattelapesca (o vatteneApesca, come dice la mia amica) sono stata assalita da almeno 13 virus diversi (ahahah, fa scena dire 13 vero?) che mi hanno bloccata orizzontale per cinque giorni. Sono stata uno zombie per i primi tre, ma non avevo una sola linea di febbre. Non posso spiegare la frustrazione di dover dire che sto male 'come se avessi 39', ma ho 36. Non ti si fila nessuno.
Al quarto giorno è subentrato il raffreddore, al quinto la tosse.
Sto dormendo seduta, nel letto degli ospiti.
Non vi faccio pena?

Per la precisione la tosse è arrivata dopo la gita di sabato. -.-
C'è stato un piccolo atto di negligenza. o_o'

Premessa.
Non sono assolutamente una fan di Twilight, non bevo sangue e non mi tingo la faccia di bianco ogni mattina. Non amo il macabro e questo è solo un caso, dopo le tombe di St Martin.


Siamo andati in gita al Cimitero di Highgate.

 Assolutamente da
ve-de-re!
E' una meta relativamente facile, si raggiunge con la metropolitana e una piccola camminata, ci si arriva in circa 20 minuti da Oxford St, per dare un'idea.
Sembra una scenografia complicatissima, assolutamente suggestivo e di oggettivo valore culturale, tanto da rientrare nel patrimonio paesaggistico del Regno Unito. Il cimitero viene trattato a tutti gli effetti come un sito culturale. Si paga un ingresso di 7 £ per il lato ovest, il più antico di cui vedete le foto, dove si ha accesso solo attraverso una visita guidata (programmate con scadenza di 30 minuti nel fine settimana, su prenotazione il mercoledì). Verificate sempre la linea Northern, durante i week end fanno spesso lavori di manutenzione.


Oltre a proteggerne l'ingresso da vandali e ladri (fanatici che smembrano le antiche bare per recuperarne il legno), l'accesso guidato tutela i visitatori da possibili incidenti. Il fatto che questo cimitero sia costruito nella boscaglia su di una collina ha compromesso lo stato di conservazione di alcune monumentali tombe che risultano essere ora pericolanti. Come ci spiegava la simpatica guida volontaria: "se vi cade addosso una di queste tombe di marmo venite seppelliti direttamente. E a noi dispiacerebbe che non pagaste".
Humour inglese.

La visita dura un'ora e viene fatta in inglese, solo una buona conoscenza della lingua permette di comprendere tutti i dettagli (e le battute) che vengono dati. Nemmeno il commensale ed io abbiamo colto tutto. C'è anche una zona est (altre 3 £ ma senza guida) dove si può rendere omaggio a Marx. Altri illustri presenti ad Highgate sono i membri della famiglia di Dickens (non Charles), nonché un lungo elenco di noti inglesi e non che arrivano dai più diversi ambiti, dell'editoria allo sport, dalle arti alla scienza.

Le foto non permettono di sentire gli odori e i rumori della vegetazione, nemmeno le sfumature dei colori sono affidabili, ma qualcosa dovevo pur farvi vedere...
Una cosa è certa, tutto quel verde vi da l'idea di quanto umido (e freddo) potesse essere e del perché da quattro giorni mi sto ciucciando lo sciroppo antitussivo come fosse tisana e dormo ancora dai vicini.

Stamattina mi sento meglio. Il risveglio è stato morbido e mi sento quasi rinata. Oramai è una settimana che non cucino nulla e nel dormiveglia di questa mattina mi è venuta voglia di tatin. Lo sapete che ho finalmente trovato la mia ricetta perfetta? Cioè, quella combinazione di tempi, misure e metodi che sortisce la tatin come mi piace. Ho anche fatto io la pasta sfoglia. Roba pesante insomma. Ma non è questo il post dove ne parlo.
E allora? E allora ecco cosa ho sfornato. Anzi, spentolato.



Per togliermi la voglia di Tatin, ma rinunciando a sfoglia ed etti di burro ho usato:

Dosi per una pentola antiaderente (e che possa andare sia sul fuoco che in forno) di diametro 15 cm ca.
Due mele bio NON sbucciate, tagliate a quarti (senza torsolo ;)
100 gr yogurt bianco non zuccherato
90 gr farina
50 gr zucchero più due cucchiai
2 noci di burro
cannella, chiodi di garofano, anice, vaniglia (a piacere)
1 cucchiaino di lievito
1/2 cucchiaino di bicarbonato
1/2 limone, succo e zeste
un cucchiaio di olio (io ho usato l'oliva, ma non è determinante il tipo perché è poco)




Nel pentolino mettere burro e zucchero a fuoco moderato. Aggiungere le spezie che più piacciono, una spolverata è sufficiente. Nel tempo che si lavano le mele e le si taglia in quarti lo zucchero si caramella leggermente. Appoggiare le mele e preparare l'impasto.

In una ciotola sbattere l'uovo, aggiungere l'olio, lo yogurt e il limone, mescolare.
In un'altra ciotola setacciare farina, lievito, bicarbonato, zucchero. Aggiungere la parte liquida a quella asciutta e girare con una spatola.
Versare subito l'impasto (che sarà denso) direttamente sopra alle mele, mettere la fiamma al minimo.
Accendere il forno a 200 gradi.

L'impasto si gonfia e si cuoce in circa 15/20 minuti, se passato questo tempo la superficie resta troppo umida ripassare il dolce in forno caldo un minuto.
Rovesciare caldo. Se mettete subito lo zucchero a velo si bagna, aspettare che il dolce sia freddo.
L'impasto resta umido e soffice, super profumato.

XMAS PROJECT


Nel mio unico corpo vivono una stronza cinica e una romantica emotiva (anche un po' bipolare, ma questa è altra storia). Tutte e due buongustaie, comunque ;).
Posso dire le più becere brutturie, ma piango convulsamente con la pubblicità della Barilla. Se nella stessa frase pronunci due delle parole 'mamma', 'morte', 'amicizia' o 'vecchiaia' inizio una nenia che mi sanguina il cuore. Ma se una vecchina fa la gnorri e mi supera nella fila, pregate. Per lei. 

Con Robi e Vale c'è questo tacito accordo, direi piuttosto tacita reciproca comprensione e accordo sul fatto che ci rispettiamo anche se ci sfottiamo alla grande, che il rispetto arriva dal 'non detto' prima ancora che da quello che si pronuncia. Tra le righe, fino ad oggi ;) ci si stima. E cosi e' nato il Xmas Project, da un'idea (balzana o malsana, una delle due) di Roberta. Ha buttato sulla pista da ghiaccio Vale e me che godiamo sadomasochisticamente di queste battute. Ma siamo anche, tutte e tre, avide di risate.

Condividiamo con voi questo progetto e in cambio vi chiediamo un commento.

Sappiamo bene come gira il mondo, non ve lo chiediamo mica 'aggratis', premiamo quello che più ci ha fatto ridere con un xmas pack! Perché se il monaco sara' magro a causa della crisi, almeno gli facciamo un bell'abito!

E se mi mostro affettuosa e impegnata con il contest in corso di Roberta e Silvia, qui...mostro. ;)

Benvenuti nel nostro
Xmas Project

Clicca QUI per scaricarlo

Anteprima


Lo puoi sfogliare anche qui




Il banner


Dettagli per la partecipazione

1) Il Natale su questo blog ha inizio oggi 4 Dicembre 2012 e finirà alle 23.59 del 14 Dicembre 2012

2) Può partecipare solo chi possiede un blog (gli altri ne aprano uno…)

3) Il limite massimo dei commenti per ogni blog é 200; nel caso in cui i commenti superassero di parecchio questo numero, verrà aperto un nuovo blog e vi verrà comunicata la data in cui saranno elargiti gli autografi.

4) Sarà sufficiente lasciare almeno un commento, potranno essere commentati tutti e tre i blog (Cibo ForMe, Sale QuBi, Il Senso Gusto) ma con commenti differenti (seguendo l’ispirazione del momento). Quindi per non offendere nessuna di noi tre, non siate avare di commenti e sentitevi libere di gettarci addosso le vostre minchiate.

5) Esponete il banner del contest (qui sopra) nella barra laterale del vostro blog indicando che partecipate al contest dei blog sopra citati (da citare tutti e tre nell’ordine che preferite). Il banner dovrà essere linkato direttamente al post dedicato al contest in cui lascerete il primo dei vostri commenti.

7) I vincitori saranno resi noti entro il 16 Dicembre 2012, con una comunicazione pubblicata su tutti e tre i blog;

8) Il vincitore dovrà inviare una email alla titolare del blog su cui avrà lasciato il commento vincente per comunicare l’indirizzo dove poter spedire il premio. Dato che si tratta di cose natalizie, scrivete subito altrimenti vi toccherà attendere Natale del 2013 per poterle utilizzare. Nel caso in cui non dovessimo ricevere alcuna email da parte del vincitore entro 24 ore dalla comunicazione del nome, verrà dichiarato un altro vincitore. In tal caso, il vincitore che verrà escluso non riceverà alcun premio e non potrà avanzare nessuna ulteriore richiesta; (quindi poi non lamentatevi se non riceverete quei meravigliosi gift).

9) I commenti saranno giudicati secondo i seguenti criteri:

a) L’originalità del commento

b) La lunghezza del commento

c) L’amore che nutrite verso la foodblogger in questione

d) Il numero dei commenti

e) Quanto ce fate ridereeee!

10) I giudici che valuteranno le ricette siamo noi tre: due professioniste dell’ironia (Vale e Sarah) e una (Robi) che ha avuto la forza di volontà di arrivare fino alla fine di questo progetto. A loro insindacabile giudizio tra i commenti pervenuti, sarà scelto la (il) vincitrice (ore).






























Il premio sarà composto da articoli di cartoleria a tema natalizio, indicativamente come quelli che vedete in foto. Carta velina stampata, nastro adesivo stampato, carta pacchi, talloncini segna regalo...